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Emmanuel Pahud a Torino

Emmanuel Pahud è nel pieno del suo vigore musicale, flautistico, umano. I suoi giorni torinesi sono stati davvero esaltanti, per tutti. Ha raggiunto la nostra orchestra, la Nazionale Rai, per l'esecuzione del concerto di Kachaturian, accompagnato da quel grandissimo, giovanissimo talento che è Andrea Battistoni. Fin dalla prima prova l'atmosfera che ha saputo creare coi musicisti dell'orchestra è stata improntata al massimo rilassamento e fertile collaborazione. Si vede che ha proprio quel "zusammen musizieren" del grande Claudio Abbado, di cui è stato per oltre vent'anni una delle "costole" flautistiche, assieme a Jaques Zoon. Emmanuel incarana lo spirito, a mio avviso, del primo flautista post-moderno, il primo flautista del nuovo millennio. Ha saputo condensare e miscelare nel suo flautismo la lezione di molti grandi maestri, arricchendolo con una sua propria, dirompente personalità. Appaiono subito evidenti due cose: che col suo modo di suonare si è proposto di spostare sempre più in là il limite fisico-sonoro del flauto; e che non esiste una nota, un singolo dettaglio, un inciso che non vengano valorizzati alla luce di una necessità espressiva di matrice spirituale. Anche qui la lezione abbadiana, e non solo, si fa sentire. Pahud ha scelto di rimanere all'interno di un'orchestra, sebbene la sua attività solistica lo portasse ovunque nel mondo: con questo credo abbia dimostrato che, per qualità di repertorio e per intensità di vissuto emozionale, costruttivo, l'esperienza orchestrale per un flautista è irrinunciabile. Il suo fraseggio, coltissimo, esprime una traduzione esecutiva in cui sembra di poter intravvedere l'esperienza di generazioni di musicisti che lo hanno preceduto nella più grande orchestra del mondo: anche questa, per chi lo ascolta, è un'emozione. 
Suonare vicino, assieme a lui, è stato per me qualcosa di indimenticabile. In quasi 30 anni di Rai non ho mai sentito una deflagrazione di applausi simile a quella provocata dall'interpretazione di Emmanuel; ma, aldilà di questo, è l'umanità e la ricchezza personale di Pahud che mi hanno più piacevolmente sorpreso. Sebbene lo conoscessi da molti anni, in questa occasione abbiamo avuto tempo e possibilità di stare assieme più a lungo, e di scambiarci opinioni su tanti aspetti del nostro lavoro, della musica e della vita. Emmanuel è uno dei pochi grandi solisti che abbia conosciuto realmente "felici" di quello che fanno. In mezzo a tante lamentazioni continue, quale che sia il livello di chi le esprime, anche questa è una lezione.

Grazie Gherardo Colombo!

"Domani mi prendo la tessera del PD per poi stracciarla".
Gherardo Colombo, su Twitter
Il commento dell'ex magistrato su Twitter dopo il risultato dell'elezione del Presidente della Repubblica continua con un'ulteriore spiegazione: "Se un uomo come Rodotà che sostiene il diritto di avere diritti non piace ad una parte, il problema è di quella parte" .

Grazie Colombo. Come me, quante centinaia di migliaia di persone oggi si sentono dei perfetti imbecilli per aver voluto ancora una volta credere a un partito in metastasi, condotto da persone mediocri anche se e quando oneste...

E la cosa che fa più male, è vederlo ridere per l'ennesima volta...

Debussy visto da Bernstein

Assolutamente da vedere e studiare, molte molte volte, questo imperdibile video in cui uno dei più grandi musicisti e intellettuali della musica mai apparsi (quanto sussiego da parte dell'establishment culturale nel riluttare a definirlo intellettuale, solo perché americano e divulgatore!), Leonard Bernstein, spiega con una sovrana naturalezza e profonda semplicità la costruzione armonica del Prélude...
Quanto bellezza, quanto genio, nell'uno e nell'altro.

http://www.youtube.com/watch?v=bVGBH8JmF5U

Addio, Maestro Farulli.
E un sincero GRAZIE.

"... a ciascuno dei volti scomparsi e viventi, trasfigurati nell'essenza del gesto, Sieni dedica un appassionato ritratto nella scia ammaliatrice del flauto magico di Giampaolo Pretto, attivamente in scena al suo fianco..." Valeria Crippa, Corriere della Sera 25/03/2012

La nouvelle vague dei tempi febbricitanti.

Pura moda. Quella, a mio parere, di eseguire i barocchi e i classici a tempo di cardiopalma. Per conferire allure, o semplicemente per occultare con un significato posticcio prove e concertazioni sempre più affrettate e superficiali, pur se "between stars".
I lunghi prevedibili flussi della "maniera", da qualche tempo, si sono fissati, dittatorialmente, su tempi che eufemisticamente potremmo definire "vivaci".
Guardo a queste cose con lo stesso mood di quando vedo delle foto dei primi anni '80 e portavamo il capello lungo dietro e corto davanti: un misto di tenerezza e di fastidio. Il fastidio aumenta a dismisura specie quando ciò accade nell'arco formale dei primi movimenti di Concerto o Sinfonia, di cui si finisce per perdere senso della struttura, il naturale avvicendamento delle parti nella forma.
Tra 15 anni la moda sarà tutt'altra (forse opposta?), o ci saranno mode incrociate.
Per quanto mi riguarda personalmente, non butto via nemmeno un euro per passare un'ora con l'ansia di perdere il treno; ma, quel che è peggio, perdendomi tutta la musica. Mi sembra una specie di provincialismo al contrario, in cui per essere up-to-date è necessario mettere in secondo piano la fruibilità della musica, ma soprattutto quel poveraccio che l'ha scritta, cui va tutta la mia simpatia.
"Ma non lo sai che a Berlino, New York, Londra, si suona così"?
E passi per un provinciale con gli anelli al naso.
No, è che a me la musica piace ancor più di quanto a loro piacciano queste marchette di lusso.
Ultima considerazione, da collega: spesso a guardare le loro espressioni non mi sembra che si divertano un granchè.
GP

A proposito della legge 100, art. 3 comma 2: ovvero come impedire agli artisti l'attività artistica.

Dopo che faticosamente in 20 anni le orchestre degli Enti Lirici sono tornate a risalire la china della qualità, anche grazie al fatto che molti, moltissimi dei suoi orchestrali fortunatamente portano nelle file il valore aggiunto di molti altri aspetti della loro professione, (e la ricchezza di tutte quelle esperienze che per forza di cose si possono maturare solo fuori della buca); dopo questo processo insomma che ha richiesto anni e anni di selezioni e originato un indubbio incremento della qualità, ora un musicista deve ammanettarsi al posto di lavoro principale perfino in tutti quei momenti in cui avrebbe bisogno, e non solo interesse economico, di sostenere la sua sudata e meritata attività cameristica e solistica.
Mi chiedo quale sia il "maggior costo" per l'Ente quando i permessi artistici sono per la massima parte non retribuiti, e svolti in regime di pausa o di esonero presenza dal lavoro principale.
Se non dessero più permessi per fare le famose "marchette", ovvero partecipazioni di livello discutibile capirei, anzi, appoggerei al massimo l'iniziativa: perchè sarebbe nella direzione della qualità e dignità professionale. Che i permessi non siano tutti uguali e debbano essere vagliati in qualità e quantità mi trova concorde.
Ma siamo all'assurdo che un Ente di livello internazionale come Santa Cecilia, tanto per fare un esempio, che ha proceduto dieci anni fa a stanare alcuni tra i più grandi strumentisti italiani che suonavano in altre orchestre italiane ed europee (Carbonare, Conti, Allegrini e molti altri) proprio in quanto indiscutibili professionisti in carriera, qualche anno dopo sarebbe costretto da questa legge a negar loro l' esercizio di ciò per cui li ha assunti!
Insomma in Italia anzichè fare gli "head hunter" ci trasformiamo in "head cutter"!
Mi sento profondamente offeso come musisicsta di risiedere in un paese (in questo caso la minuscola è d'obbligo) in cui ogniqualvolta il legislatore si ricorda della nostra categoria è per emanare norme che hanno conseguenze nefaste sulla logica e sulla qualità.
Ero bambino quando hanno vietato ai professionisti di insegnare in conservatorio: morale, come sappiamo, i conservatori pieni di gente che insegna qualcosa che non ha mai esercitato, impedendo in molti casi e per moti strumenti la formazione di generazioni agguerrite almeno sul piano dellle dotazioni basilari. Tanto poi si andava tutti a fare i corsi privati per imparare l'ABC.
Ero già più che trentenne quando hanno deciso che gli stessi docenti erano "todos caballeros", e adatti a formare non più solo la base, ma di sfornare addirittura laureati di secondo livello, grazie a quella bizzarra (!) riforma che ben conosciamo.
Ed ora questa genialata di impedire al chirurgo di entrare in sala operatoria se non per una sola tipologia di operazione: che va comunque salvaguardata al massimo grazie a una sempre maggiore richiesta di qualità sacrosanta. Ma che non potrà mai essere la sola a tenere occupate le mani del chirurgo, pena lo svilimento della sua figura professionale, e l'ottusa serializzazione imposta al suo intervento.
Purtroppo ho 46 anni ed è troppo tardi, ma almeno per i giovani, come non pregarli di emigrare al più presto e di non tornare mai più???
GP

"Quando hai lasciato agli altri i destini del mondo, a te resta tutto il bello della vita"
Carlo Fruttero 

"Con Nei Volti Virgilio Sieni torna, a dieci anni di distanza da Solo Goldberg Improvisation, a calcare la scena solo, o sarebbe meglio dire con la sola compagnia del flautista Giampaolo Pretto e dei nove volti di cui ha memoria. Le musiche di Bach, Sciarrino e Telemann, eseguite magistralmente da Pretto, rievocano nell’ampio palcoscenico ferrarese - interamente dominato da un fondale nero in cui appaiono solo quattro macchie di colore (giallo, blu, verde e rosso) – nove figure accomunate dal fatto di “che hanno resistito a qualcosa”. Non volti noti e personalità famose ma uomini e donne che potremo definire “comuni”, conosciuti personalmente dal coreografo e che si materializzano proprio per mezzo della sua danza. Sono il padre, la madre, lo zio, un’anziana, gente incontrata in progetti formativi e persino un’enigmatica figlia.
Le quattro macchie di colore sul fondale nero rappresentano altrettante tracce, lasciate dalla madre (giallo), dal padre (rosso), dall’anziana signora (blu) e da un maestro elementare (verde). Restituendo ad esse il ‘disegno di contorno’ con lo scotch, il coreografo in maniera naïf  rievoca tali figure prima di accingersi ai rispettivi soli.
Per gli altri volti la rievocazione avviene grazie a oggetti scenici portati all’interno dell’aire de jeu dallo stesso coreografo, spesso aiutato dal flautista, con la stessa disinvoltura di chi sa il lavoro di scavo mnemonico prevede delle pause. Ecco allora vedersi in scena delle pietre, a richiamare lo spaccapietre cileno Gaston Salvador Valenzuela, e un tavolo pieno di statuette giocattolo di varie dimensioni, per la misteriosa figlia.
Il dialogo tra Sieni e Pretto, emblema, forse, del dialogo millenario tra danza e musica, non prevede di certo una posizione statica per il flautista. Chiamato in causa, Pretto intesse con il coreografo giochi di corrispondenze e contrasti, inducendolo a ‘esprimere’ le ‘impressioni’ lasciate da questi volti per noi oscuri e misteriosi." Carmelo Antonio Zapparrata, "Arte e Arti magazine" 17-12-2011

"Il Significato lo scopre solo chi voglia trovarlo. Sonno e Veglia fluiscono l'un dentro l'altra, così come il Vero e il Falso. In nulla c'è certezza. Nulla sappiamo degli altri nè di noi stessi. Stiamo sempre recitando, e saggio più di tutti è colui che lo capisce!
A. Schnitzler, Paracelsus 

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