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lunedì 10 dicembre 2007
AVVISO: DOVE INSERIRE I COMMENTI
Grazie mille, prima di tutto, per essere arrivati fin qui; in questo spazio (il Blog) potremo dialogare su ciò che vorrete.
Gli spazi sono tre:
"Flute Corner"- argomenti inerenti al flauto
"Thinker's Corner"-stralci, idee, (qualcuno ha messo anche sue poesie, evviva!), aforismi, brani letterari che possano far nascere o approfondire una qualsiasi riflessione, non necessariamente pertinente alla musica.
"Un nuovo sito"- per ciò che attiene al Sito stesso
Naturalmente, per tutti coloro che hanno voglia di scrivermi direttamente, basta scegliere dal menu "Contatti", e mi scriverete una mail
ATTENZIONE: PER EVITARE POSSIBILI MESSAGGI SPAM, DOPO AVER COMPOSTO IL PROPRIO INTERVENTO NELL'APPOSITO SPAZIO E' NECESSARIO COMPORRE IL CODICE, SEMPRE DIVERSO, CHE COMPARE NELLA CASELLA; QUALORA NON FUNZIONASSE AL PRIMO TENTATIVO, RIPASSARE NUOVAMENTE DA "SCRIVI".
Grazie
Buona navigazione
GP
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lunedì 26 giugno 2006
FLUTE CORNER
Scrivete pure in questo spazio tutto ciò che vi interessa chiedermi o sottopormi, riguardo al flauto, che sia di interesse generale: repertorio, tecnica, questioni interpretative. Per lasciare il vostro intervento scendete fino in fondo alla colonna "commenti" e utilizzate l'apposito form. Per domande più personali usate la voce "Contatti".
Grazie
GP
PS: PER SCRIVERE UN COMMENTO CLICCARE SU "SCRIVI" (OPPURE SCENDERE FINO AL FONDO DELLA PAGINA COMMENTI), E INVIARE DOPO AVER COPIATO IL NUMERO ANTI SPAM.
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domenica 25 giugno 2006
THINKER'S CORNER
Lasciate pure in questo spazio, se ne avete voglia, qualsiasi citazione, frammento letterario, pensiero personale, spunto di discussione che desideriate condividere con coloro che arrivano fin qui.
Sarà un piacere per me e per tutti i visitatori poter gustare un angolo di intelligenza, in cui possano trovare spazio, perchè no, anche stralci di scritti personali o, come ha fatto qualcuno, poesie.
Grazie
GP
PS: PER SCRIVERE UN COMMENTO SCENDERE FINO IN FONDO IN QUESTA STESSA PAGINA, E INVIARE DOPO AVER COPIATO IL NUMERO ANTI SPAM.
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mercoledì 7 giugno 2006
UN NUOVO SITO
Un nuovo sito.
E perché?
Un mio caro amico, che un sito non ce l’ha, (ma naviga spesso e volentieri in quelli altrui!), dice che Internet è come la valle di Giosafat: dentro ci trovi tutti.
Come confutarlo?
Ma c’è un’utilità in questo?
L’utilità, o meglio, l’essenzialità: concetti un po’ desueti…
E’ strano notare come, nell’epoca storica dell’invocazione di leggi specifiche a tutela della privacy, essa stessa diventi sempre più indecifrabile, quasi una coperta invisibile dentro la quale ci imbozzoliamo, in fondo un po’ riluttanti.
Anche chi ne è totalmente inconsapevole, spesso finisce nelle maglie della rete.
Perché una volta ha presenziato a un evento, perché ha firmato una recensione, perché è iscritto a un’ Associazione, perché ha fatto un abbonamento a una rivista, perché è ricercato dai portatori del suo stesso cognome sparsi in giro nel mondo che non trovano di meglio da fare che dar la caccia a improbabili parenti sparsi ovunque..
Non si scappa.
Perché un sito, dunque?
Ci sono tante risposte, nessuna delle quali importante, come d’altronde non importante è l’esistenza o meno del sito stesso.
Forse una risposta è che, esserci per esserci, tanto vale sia in una forma che riteniamo di poter minimamente controllare. Illusoriamente.
Un po’ come quando facciamo una foto tessera.
Difficilmente, anche la persona più anticonformista e trasandata, non si riavvia i capelli o si regola la barba prima di fare una foto per un documento.
Un sito in parte è anche questo: far vedere al mondo la parte di noi stessi che vogliamo far vedere.
Ma siamo sicuri che al mondo importi qualcosa di noi?
Paradossalmente non è importante nemmeno questo.
Niente più ha importanza, in un contesto che si autodigerisce di continuo; eccetto ciò che in realtà ne ha sempre avuta, per la natura stessa dell’homo sapiens: sopravvivere, nutrirsi, giocare, amare, soffrire e morire. Direi in quest’ordine, in genere.
“Sento che chi sono e chi son stato sono sogni diversi, brevi sono gli anni, pochi la vita ne dura, meglio, se solo abbiamo memoria, ricordare molto anziché poco, e ricordarmi di quanto ho serbato oggi nella memoria, compiamo ciò che siamo, null’altro ci è dato..”
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis
Forse un tizio che fa un sito desidera, con tutto sé stesso, che il mondo si accorga di lui. E nel modo che vuole lui. L’importante, allora, è che sia conscio dell’assoluta ininfluenza di questo.
Siamo nell’epoca dello spiattellamento più esteso e prolisso di tutto ciò che siamo, pensiamo, viviamo, perché no?, scriviamo. Queste righe ne sono la conferma.
Siamo nell’era del futile e inutile, dell’eccesso assoluto di informazioni, di rumore di fondo, di interferenze continue, del troppo, dell’ancora, del sempre, del 24-7, della radio accesa e dei monitor onnipresenti. Di conseguenza niente più conta veramente tra i veicoli di comunicazione e risalta con decisione, eccetto il silenzio.
Per cui fare un sito non ha senso, perché porta altro rumore.
Ma non farlo, forse, nemmeno; perché è velleitario cercare di scappare dal contesto in cui, volenti o nolenti, siamo immersi.
Un sito, almeno, è qualcosa che non urla (è già tanto, tantissimo), entra in punta di piedi solo se qualcuno lo interroga, gli chiediamo delle cose specifiche, nel piccolo altarino personale che è diventato il nostro officio quotidiano di tastiera e mouse, appollaiati nel metro quadro della nostra scrivania, moderna cella di clausura; come l’altra volontaria e come l’altra veicolo di fuga, almeno in parte, da ciò che in quel momento non vogliamo o possiamo affrontare.
Un’altra risposta è forse che, in fondo, la denuncia consapevole dell’inessenzialità di quasi tutto ciò che ci avvolge quasi stordendoci, non basta a separarci, sotto il profilo storico vero e proprio, dal nostro habitat contemporaneo.
E che solo una forma autentica, quindi inconsapevole, di genialità profonda unita a un’ intima ribellione, vissuta in modo estremizzato come ogni furioso talento, potrebbe delineare in maniera diversa i contorni della nostra personalità e tenerci fuori da graziosi e futili quadretti quali un sito ben fatto.
Se non si è portatori di tale straordinarietà, allora, perché non esserci?
Il sito è un po’ come le foto di gruppo in posa enfatica che anche le più umili famiglie una volta nella vita si permettavano, agli albori del secolo scorso.
Perché non giocare, nel più consapevole disincanto, con questi ruoli che in fondo ci guidano fin dall’infanzia?
Perché non abbozzare alla bonaria mediocrità del “far vedere” o “far sapere” ciò che pensiamo di essere e forse in parte siamo; all’accettare di essere così deboli da voler mostrare quel poco che abbiamo fatto, realizzato, portato a termine nei quattro giorni assegnati fin qui, accettando quella punta di patetico che in fondo ci rende umani?
L’immagine: questa parola originariamente onesta, attualmente volgarizzata dall’abuso a senso unico del nostro indiscutibile prurito esibizionistico, in questa accezione diventa un po’ meno brutale.
Ti faccio vedere parte di come sono, ma solo perché non te lo impongo.
Non ti invito a cena e ti faccio vedere le foto delle vacanze; le foto delle vacanze te le sorbisci solo ed esclusivamente se sei così autolesionista e perditempo di volerle andare a cercare. Però, in fondo, se le guardi, accetto che mi faccia piacere.
Siamo contorti, noi umani; tanto vale saperlo.
Infine, forse l’unica cosa veramente catturante di un Sito personale, è che si tratta di una specie di invito che rivolgi a qualcuno che non conosci, di venire in un luogo dove in realtà tu non sei.
Un luogo che un po’ è casa tua, ma dove non hai l’obbligo di darti una sistemata per accogliere gli ospiti. I quali si aggirano per le stanze, un po’ interessati, un po’ annoiati.. Magari con l’ingenua e mai sopita speranza che anima l’uomo, quando si fa esploratore. Il vagheggiare di trovare chissà cosa, di nuovo o di diverso; quando di nuovo e diverso, forse, non è rimasto nulla.
GP
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