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BIOGRAFIA
 

GP's Blog

La nouvelle vague dei tempi febbricitanti.


Pura moda. Quella, a mio parere, di eseguire i barocchi e i classici a tempo di cardiopalma. Per conferire allure, o semplicemente per occultare con un significato posticcio prove e concertazioni  »»

BLOG

domenica 14 giugno 2009
ADDIO ROBERTO.


Roberto De Angelis se n'è andato.
Tutti siamo scioccati e increduli.
Si tratta di uno di quegli eventi che nessuno di noi può immaginare, giustificare, inserire in un qualunque disegno di eventualità possibili.
Andarsene nel pieno della giovinezza, ancora prima dell'approdo in fondo rassicurante della maturità, lasciando a tutti, assieme a questo pugno nello stomaco da cui non è facile riprendersi, l'immagine ancora vivacissima di una persona mobile, intelligente, socievole, lucida, creativa.
E soprattutto piena di entusiasmo per ciò che faceva.

Sarei davvero felice se tutti noi che abbiamo avuto il piacere, il privilegio, spesso anche il divertimento di conoscerlo, lasciassimo su questo blog un ricordo; anche poche parole, un saluto, un suo piccolo ritratto visto dalla propria angolazione.

Per continuare a sentirlo, almeno un po', ancora qui tra noi.
Per permettere a chi lo desidera di conoscere episodi della vita di Roberto che magari gli sono oscuri.

Comincerò io.
Proseguite in "leggi i commenti".

GP


COMMENTI

http://www.youtube.com/watch?v=EUkmvRLHd3E

postato il 17/06/2009 14.14.36
da Pupillo Fabio

Non posso dire di essere stato un grande amico di Roberto. Ci conoscevamo, si, in passato per un certo periodo ci siamo tenuti in stretto contatto per comuni problemi lavorativi ma negli ultimi anni non ci siamo sentiti quasi mai. Le notizie che avevo di lui erano tramite una sua cara amica comune. Penso e spero ci fosse stima reciproca, da parte mia sicuramente. Non ho interessanti aneddoti da raccontare ; ho potuto conoscere la sua simpatia e soprattutto la sua ironia, nelle alienanti giornate delle audizioni e in altre poche e rare occasioni, che forse, a volte, nascondevano una profonda sensibilità. Non so neppure perché sto scrivendo in questo momento ma anch’io come molti sono rimasto profondamente colpito da questa inspiegabile e dolorosa scomparsa. Io posso parlare solo di personali impressioni su Roberto e volendo riassumere con un aggettivo penso che il più calzante possa essere genuino. Vedevo Roberto come una persona genuina diretta e spontanea capace di tenere la giusta distanza dai problemi e dalle situazioni, in grado di smorzare tensioni grazie ad un’acuta ironia che permetteva di osservare le cose da un’angolazione personale e lontana dalla banalità. Che brutto essere qui a parlare e ricordare un coetaneo, un collega, una persona il cui sguardo era rivolto al futuro e che adesso tutti noi dobbiamo associare al passato. Allora, cercando di imitarti, cercherò di lasciare da parte la tristezza e di ridere nuovamente alle tue battute e ti saluto come tante volte abbiamo fatto dopo un concorso: “ ciao Roberto… alla prossima! ”.
Fabrizio

postato il 17/06/2009 0.34.37
da Mazzacua Fabrizio

A Chioggia c'ero, per me Roberto è legato indelebilmente all'atmosfera festosa e impegnata di un corso estivo. Ogni volta che lo incontravo, negli anni a seguire, ricordavamo la partita di pallavolo, salto urlando "MIA!", una manata liberatoria e la palla che scoppia schizzando via come un missile in un cartone animato. Roberto rimane sulla sabbia del nostro beach volley a ridere assieme agli altri. Io c'ero anche a Novara, masterclass di Alain Marion il quale sempre chiedeva, nel tempo lento di Ibert, di "piangere" nel suono: Roberto a tavola in un improvviso silenzio dei commensali intona "Happy Birthday to you", "piangendo" nel suono della sua voce, meritandosi un'occhiata di rimprovero da parte del maestro.
Mi sento affine, non so perchè, a questo stile scanzonato, leggero, capace di impegno pur nell'ironia, anche se ciò può nascondere la malinconia del clown, cui la vita pesa troppo rispetto alla propria delicata sensibilità, d'altro canto ognuno deve pur trovare le proprie vie di fuga.
Recenti personali esperienze luttuose mi hanno lasciato un sapore nuovo, mi piace pensare che il modo con cui un essere umano ha amato resti per sempre non solo nei cuori di chi resta, forse sopravvive qualcosa di piu'. Non può essere solo l'illusione personale determinata dalla necessità profonda, sin dall'infanzia, di non essere abbandonati (deve permanere nel nostro cuore in ogni istante la certezza della presenza di una figura di riferimento che ci accudisca, che ci ami)
spero con tutto me stesso che tutto ciò che ci fa dire "E' lui, è Roberto" sia un'entità immortale.
Ciao Roberto

postato il 14/06/2009 21.50.00
da Dindo Andrea

Chioggia, estate 1990 (o giù di lì).
Vado a trovare il Maestro di tutti noi, il grande Glauco.
Corsi di perfezionamento di flauto tenuti da Cambursano.
Tra un cicchetto e l'altro in un piacevole bar all'aperto, Glauco mi parla di come sta andando il corso.
Più bravi, meno bravi, chi ha quali problemi.
Mi parla entusiasticamente di un allievo di Adalberto Borioli, Roberto de Angelis, venuto per la prima volta a farsi sentire.
Ne avevo già sentito parlare; la sede della Rai di Milano, nella quale suonavo all'epoca, era all'interno del Conservatorio stesso, e monitoravo, anche involontariamente, i talenti emergenti.
E' la fine del Corso, e Glauco ha scelto Roberto come solista per il Concerto finale dei migliori allievi, nel Cardellino di Vivaldi.
Mi descrive Roberto com'è tipico di Glauco quand'è entusiasta di qualcuno: emettendo una serie di borborigmi ed esclamazioni tronche, alternate ad aggettivi di encomio e roteando il braccio destro (vero Glauco? ;-), il cui senso complessivo ricordo era: "questo ragazzo deve sistemare ancora un po' di cose tecniche sul flauto, ma ha un "tiro", un'energia e una brillantezza straordinarie per la sua età".
Mi fermai a sentire il concerto: ricordo che condivisi in pieno il suo commento.

Perciò fui piacevolmente sorpreso quando, giusto un paio d'anni dopo (o giù di lì) mi ritrovai questo stesso ragazzo tra gli iscritti ai Corsi che allora tenevo a Lonato, in provincia di Brescia. Naturalmente lo presi subito, e diventò mio studente, assieme a un nutrito gruppo di ragazzi provenienti da varie parti d'Italia.
Ricordo che lavorammo molto intensamente, specie sulla tecnica, fin dall'inizio; allora dedicavo moltissimo tempo ed energie ad una serie di esercizi, quasi esperimenti, sulla tecnica d'emissione pura, che all'epoca stavo iniziando a sperimentare su me stesso per primo...e "usando" i miei poveri allievi come cavie.
Alcuni rimanevano un po' perplessi, ma nella quasi totalità mi seguivano in questi complessi percorsi, confidando che la mia giovanile incoscienza avesse qualche risvolto positivo.
Ricordo Roberto come uno dei più convinti nel seguirmi su questi sentieri: e giù col canto nel suono, ore di note lunghe, legati di armonici acutissimi, staccati muti, movimentazione mascellare, assetto palatale, sventagliate di soffi, pressione alla massima potenza... addirittura mettevamo nel suono degli strani versi, quasi disumani...
Ricordo una sua battuta fulminante:
"sai Giampaolo, parlavo tempo fa con degli altri studenti di flauto che seguono molti insegnanti; mi hanno detto che fanno diversi Corsi; e io ho risposto che invece faccio un Corso di-versi!"

Questo era Roberto.
Umorismo, autoironia, acutezza.

Nel giro di due o tre anni ricordo che, nonostante o forse a causa dei suddetti versi, Roberto fece un salto di qualità notevole, e iniziò, come tutti, la sua brava trafila di gruppi da camera, audizioni in orchestra, brevi scritture e quant'altro.
Quando cambiai Accademia e mi trasferii ad insegnare a Biella, anche là mi raggiunse.

Ormai non aveva più un granchè da imparare, ciò che potevo dargli era già suo, la professione gli avrebbe insegnato il resto; ciò nonostante mi fece molto piacere quando decise di iscriversi anche là; perchè, forse, tagliare questa specie di cordone ombelicale per lui non era semplice... ma non lo era in fondo nemmeno per me; ci si affeziona agli studenti, in questo strano rapporto che è quello tra insegnante e allievo, in cui l'amicizia fa capolino ovunque ma non può e non deve diventare eccessiva familiarità, pena la perdita d'efficacia della lezione stessa.
Ho sempre cercato di salvaguardare questo complesso equilibrio, a mio parere necessario per favorire l'apprendimento, ma non sempre ci sono riuscito; con Roberto è stato facilissimo, perchè la sua maturità personale era tale che sapeva al tempo stesso "fare l'allievo" ed essere amichevole senza mai forzare i canoni della confidenza possibile tra di noi.

Ricordo i mille panini trangugiati assieme a lui e al gruppo di studenti di Lonato nella pausa di quelle interminabili lezioni: due o tre giorni di fila dalle 9 del mattino alle otto di sera, e tutti ascoltavano le lezioni di tutti; andavamo a mangiare spesso in un bar vicino a una località che si chiama "Madonna della scoperta", che lui aveva ribattezzato "Madonna scoperta"; e ogni volta da parte sua erano gag su gag circa il freddo che avrebbe preso questa povera Madonna a stare scoperta tutto il tempo!

Se è normale che un docente possa, anzi debba, complimentarsi con uno studente per i progressi che fa, segnalando così che il percorso intrapreso è quello giusto, talvolta è difficile il contrario: è difficile per un allievo fare un complimento al proprio maestro senza che suoni dolciastro, capzioso, fuori luogo...
Sono quasi trent'anni che faccio la professione, ma uno dei complimenti più graditi che abbia mai ricevuto me lo fece proprio Roberto.
Tenni un concerto con Cristina Bianchi, a Lonato, nei primi anni '90, in cui suonai una versione per flauto e arpa della Fantasia di Faurè; c'erano tutti i miei allievi in sala, e tutti sanno quant'è maledettamente difficile suonare davanti agli allievi.
Durante le lezioni del giorno successivo Roberto mi disse: " la cosa pazzesca è che dopo la prima battuta dell'arpa hai cominciato quel si acuto lungo in un modo che sembrava finalmente di sentire un altro pezzo, che non c'entra niente col solito modo che hanno tutti di fare 'sta roba che ormai ci ha rotto in tutte le salse", e aggiunse una sincera risata.
Bhe, io da allora non posso più suonare la Fantasia di Faurè senza sentire quella risata di approvazione mista a esasperazione di Roberto.
E talvolta mi chiedo: ma questo suono è ancora bello come quella volta? Riesco ancora a farlo?
E soprattutto: a Roberto piacerebbe ancora?



postato il 14/06/2009 12.42.33
da GP

 
 
 
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