mercoledì 7 giugno 2006
UN NUOVO SITO
Un nuovo sito.
E perché?
Un mio caro amico, che un sito non ce l’ha, (ma naviga spesso e volentieri in quelli altrui!), dice che Internet è come la valle di Giosafat: dentro ci trovi tutti.
Come confutarlo?
Ma c’è un’utilità in questo?
L’utilità, o meglio, l’essenzialità: concetti un po’ desueti…
E’ strano notare come, nell’epoca storica dell’invocazione di leggi specifiche a tutela della privacy, essa stessa diventi sempre più indecifrabile, quasi una coperta invisibile dentro la quale ci imbozzoliamo, in fondo un po’ riluttanti.
Anche chi ne è totalmente inconsapevole, spesso finisce nelle maglie della rete.
Perché una volta ha presenziato a un evento, perché ha firmato una recensione, perché è iscritto a un’ Associazione, perché ha fatto un abbonamento a una rivista, perché è ricercato dai portatori del suo stesso cognome sparsi in giro nel mondo che non trovano di meglio da fare che dar la caccia a improbabili parenti sparsi ovunque..
Non si scappa.
Perché un sito, dunque?
Ci sono tante risposte, nessuna delle quali importante, come d’altronde non importante è l’esistenza o meno del sito stesso.
Forse una risposta è che, esserci per esserci, tanto vale sia in una forma che riteniamo di poter minimamente controllare. Illusoriamente.
Un po’ come quando facciamo una foto tessera.
Difficilmente, anche la persona più anticonformista e trasandata, non si riavvia i capelli o si regola la barba prima di fare una foto per un documento.
Un sito in parte è anche questo: far vedere al mondo la parte di noi stessi che vogliamo far vedere.
Ma siamo sicuri che al mondo importi qualcosa di noi?
Paradossalmente non è importante nemmeno questo.
Niente più ha importanza, in un contesto che si autodigerisce di continuo; eccetto ciò che in realtà ne ha sempre avuta, per la natura stessa dell’homo sapiens: sopravvivere, nutrirsi, giocare, amare, soffrire e morire. Direi in quest’ordine, in genere.
“Sento che chi sono e chi son stato sono sogni diversi, brevi sono gli anni, pochi la vita ne dura, meglio, se solo abbiamo memoria, ricordare molto anziché poco, e ricordarmi di quanto ho serbato oggi nella memoria, compiamo ciò che siamo, null’altro ci è dato..”
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis
Forse un tizio che fa un sito desidera, con tutto sé stesso, che il mondo si accorga di lui. E nel modo che vuole lui. L’importante, allora, è che sia conscio dell’assoluta ininfluenza di questo.
Siamo nell’epoca dello spiattellamento più esteso e prolisso di tutto ciò che siamo, pensiamo, viviamo, perché no?, scriviamo. Queste righe ne sono la conferma.
Siamo nell’era del futile e inutile, dell’eccesso assoluto di informazioni, di rumore di fondo, di interferenze continue, del troppo, dell’ancora, del sempre, del 24-7, della radio accesa e dei monitor onnipresenti. Di conseguenza niente più conta veramente tra i veicoli di comunicazione e risalta con decisione, eccetto il silenzio.
Per cui fare un sito non ha senso, perché porta altro rumore.
Ma non farlo, forse, nemmeno; perché è velleitario cercare di scappare dal contesto in cui, volenti o nolenti, siamo immersi.
Un sito, almeno, è qualcosa che non urla (è già tanto, tantissimo), entra in punta di piedi solo se qualcuno lo interroga, gli chiediamo delle cose specifiche, nel piccolo altarino personale che è diventato il nostro officio quotidiano di tastiera e mouse, appollaiati nel metro quadro della nostra scrivania, moderna cella di clausura; come l’altra volontaria e come l’altra veicolo di fuga, almeno in parte, da ciò che in quel momento non vogliamo o possiamo affrontare.
Un’altra risposta è forse che, in fondo, la denuncia consapevole dell’inessenzialità di quasi tutto ciò che ci avvolge quasi stordendoci, non basta a separarci, sotto il profilo storico vero e proprio, dal nostro habitat contemporaneo.
E che solo una forma autentica, quindi inconsapevole, di genialità profonda unita a un’ intima ribellione, vissuta in modo estremizzato come ogni furioso talento, potrebbe delineare in maniera diversa i contorni della nostra personalità e tenerci fuori da graziosi e futili quadretti quali un sito ben fatto.
Se non si è portatori di tale straordinarietà, allora, perché non esserci?
Il sito è un po’ come le foto di gruppo in posa enfatica che anche le più umili famiglie una volta nella vita si permettavano, agli albori del secolo scorso.
Perché non giocare, nel più consapevole disincanto, con questi ruoli che in fondo ci guidano fin dall’infanzia?
Perché non abbozzare alla bonaria mediocrità del “far vedere” o “far sapere” ciò che pensiamo di essere e forse in parte siamo; all’accettare di essere così deboli da voler mostrare quel poco che abbiamo fatto, realizzato, portato a termine nei quattro giorni assegnati fin qui, accettando quella punta di patetico che in fondo ci rende umani?
L’immagine: questa parola originariamente onesta, attualmente volgarizzata dall’abuso a senso unico del nostro indiscutibile prurito esibizionistico, in questa accezione diventa un po’ meno brutale.
Ti faccio vedere parte di come sono, ma solo perché non te lo impongo.
Non ti invito a cena e ti faccio vedere le foto delle vacanze; le foto delle vacanze te le sorbisci solo ed esclusivamente se sei così autolesionista e perditempo di volerle andare a cercare. Però, in fondo, se le guardi, accetto che mi faccia piacere.
Siamo contorti, noi umani; tanto vale saperlo.
Infine, forse l’unica cosa veramente catturante di un Sito personale, è che si tratta di una specie di invito che rivolgi a qualcuno che non conosci, di venire in un luogo dove in realtà tu non sei.
Un luogo che un po’ è casa tua, ma dove non hai l’obbligo di darti una sistemata per accogliere gli ospiti. I quali si aggirano per le stanze, un po’ interessati, un po’ annoiati.. Magari con l’ingenua e mai sopita speranza che anima l’uomo, quando si fa esploratore. Il vagheggiare di trovare chissà cosa, di nuovo o di diverso; quando di nuovo e diverso, forse, non è rimasto nulla.
GP
COMMENTI
Ciao Giamp!
Stavo zuzzurellando per Internet, mi sei venuto in mente, e guarda un po' cosa scopro? Un bel sito, interessante, completo, aggiornatissimo, con tanto di blog: grande idea!
(Il blog ognuno lo fa come può... Il mio è sulle donne macchiniste...)
A presto, un abbraccio!
Roberteresa
postato il 31/05/2008 23.04.19
da roberta piras

caro mestro raramente ho visto un concerto scritto bene come quello di Rodrigo.
lo sto studiando ,la ringrazio delle indicazioni metronomiche avrremo da fare con una chiesa enorme ma molto bella.
Le auguro buon lavoro e a presto paolo paglia
postato il 03/04/2008 1.52.43
da Paolo Paglia

Ciao
per caso girando per internet ho trovato il tuo sito.Sto ascoltando la tua musica,stai suonando al flauto.Complimenti.
Anch'io ho un sito sui miei viaggi intorno al mondo se vuoi vederlo vai a:www.vagabondiamo.wordpress.com
E' un blog nuovo e sto inserendo tutto il materiale:testi e foto.
Abito a Verona e mi farebbe piacere veire ad ascoltare qualche concerto.
Un abbraccio
ben
postato il 04/02/2008 14.30.32
da roveran benito

...caro Giovanni, è vero, torno di rado...ormai son torinese..ma auguri per tua figlia, mi dicono che ora suona uno strumento (clarinetto?); i miei migliori auguri!
Spero di farteli di persona quando torno in loco..Grazie per aver visitato il mio sito!
postato il 10/12/2007 23.41.48
da GP

....mi è venuto in mente che a proposito del flauto d'oro con la tastiera d'argento forse l'argomento si riferiva a o anche all'importanza dei karati pochi karati poco valore nella qualità...ovvero?? grazie per la gentile risposta
enrico
postato il 23/10/2007 20.08.20
da biasutti enrico

Gentile Giampaolo,
se non ricordo male, tempo fa, sul tuo sito mi sembra di aver letto una tua dissertazione sul flauto d'oro con tastiera in argento.
Si riferiva ad una tua opinione che sosteneva l'importanza, perchè differente, di avere uno strumento tutto in oro, piuttosto che parzialmente.
Vorrei capire meglio, comprendo che il tubo serva in modo diretto a produrre il suono e a vibrare di conseguenza, ma la tatsiera d'oro che funzione ha in merito alla produzione del suono? e che ne pensi delle testate "adler" a cosa servono?
P.S.
bravo lper il coraggio nell'esecuzione di rodrigo dal vivo.
ciao grazie Enrico
postato il 22/10/2007 13.29.39
da biasutti enrico

Complimenti per il sito, per quello che si può ascoltare e per quello che si può vedere. Te li vorrei fare di persona.... ma quando ti si vede?
giovanni
postato il 18/10/2007 14.18.03
da merzi giovanni

complimenti per il sito,davvero interessante e grazie per i consigli tanto preziosi.
postato il 18/12/2006 0.25.26
da mauro

grazie..
grazie per questo nuovo bellissimo sito, per la sua personalità che traspare dalle parole di questo blog e grazie tutte le volte per le emozioni che ha trasmesso, che trasmette e che trasmetterà..
postato il 16/07/2006 12.58.28
da gabbrielli elena

Thank you Jutta for seeing all those things in my script. I couldn't imagine to hit the nerve of our time, I am just trying to find a reason to do what I do, and expecially what is good to me, in order to avoid a "someone else'" life. Thank you for letting Dikinson enter the door of my small room!
GP
postato il 26/06/2006 19.40.46
da GP

Your comments on the site remind me of two contemplations of Emily Dickinson which I will quote to you first: She writes: "A letter always feels to me like immortality, it is the mind alone without coporeal friend." Secondly she wrote: "It is strange that nature always enters without knocking, yet it does not intrude" Apart from sketching brilliantly the Vanity fair and the exhibitionism of our brave new media world, I think you evoke the idea of the shrine for your site for another reason as well. This is actually what I liked - in addition to your lyrical style -. You are presenting your website as one that is not intrusive. It is just an offer to share some of your privately public life. You say the site doesn't "urlà". Indeed it invites you to cherish the silence and gives room to join in your musings about a world which is way beyond our grasp. I think this is really what we have to face: a modern world which seems to penetrate every single corner of our life, and yet we have the power to have it as little intrude upon us as we impose our world upon others. It is a kind of resistance that is at the same time a contribution to the world. I think your concepts hit the nerve of our time.
Jutta
postato il 23/06/2006 13.21.21
da Jutta Fraunholz

Complimenti per il sito, è veramante uno spettacolo! Mi sono messo ad ascoltare tutti i cd tuoi che non ho mentre guardavo le foto!! Veramente un bel sito!!
Mittticccooo!!!
PS: Guarda che se metti la foto del tuo allievo prete devi poi mettere anche la mia eh!! :-P
Tanti saluti!
L'olandese.
postato il 22/06/2006 23.19.57
da Tuninetti Gregorio

Ciao Giampaolo, da qualche giorno ho scoperto il tuo sito, bellissimo! Anche il commento di apertura del blog! Ho passato un'oretta ad ascoltare tutta la discografia e a vedere le foto, che carine! Ti faccio i miei complimenti, grazie per aver messo il mio nomignolo nella tua intervista di falaut e vorrei ringraziarti ancora per tutti gli insegnamenti che mi hai dato accompagnati dalla tua infinita pazienza. A presto su questo blog ciao ciao
Daniela
postato il 14/06/2006 10.40.14
da Astolfi Daniela

Che aria assorta......in quella foto iniziale,sembri perderti in "das Land wo die Zitronen blühen "......il riferimento lo conosci !! Complimenti per il sito dunque,complimenti per la pazienza che hai avuto nel sopportare Cappuccetto Rosso che gracchiava le Ballate di Goethe....
Nell'attesa che il Blog si trasformi in Blob...destino a presto la mia prossima presenza qui....
Un abbraccio
Davide
postato il 10/06/2006 12.51.37
da Davide Sanson

Beeeello 'sto sito!!! Manca solo una cosa: una foto col tuo allievo prete!
Un abbraccione
Chi sarò?
postato il 09/06/2006 13.56.32
da Condina Luciano

Innanzi tutto, complimenti per il sito, molto bello e interessante. Nell’apertura del blog dici che nulla ha più importanza se non il sopravvivere, nutrirsi, giocare, amare, soffrire e morire, elementi fondamentali della natura dell’ homo sapiens. In realtà la nostra società tecnologica ha trasformato l’ homo sapiens in homo faber, e i siti personali ne sono la prova più evidente. I siti personali nascondono infatti (anche se sei tu stesso a ricordarne l’apparente inutilità) dal desiderio di controllare, controllare chi siamo tramite l’immagine che diamo di noi stessi, in qualche modo diventare pienamente artefici del proprio destino. Rimanendo in ambito letterario, ma spostandoci dal Portogallo alla Svizzera, incontriamo il Walter Faber del noto “Homo Faber” di Max Frisch, e l’ispettore Barlach del “Giudice e il suo boia” di Friedrich Dürrenmatt, campioni di questa società determinista in cui le nostre esistenze scorrono senza drammi, con obiettivi precisi (diventare un buon musicista?) e raggiungibili grazie al nostro controllo totale. Controllo che si esplica anche tramite i nostri siti: questo è quello che eravamo, quello che stiamo diventando, e quello che saremo fra qualche anno.
Ma le nostre esistenze non sono regolate da leggi deterministiche. E’ lo stesso Dürrenmatt, che anni dopo scriverà “La promessa” in cui il commissario Matthäi consumerà la propria esistenza alla ricerca di un assassino che il caso gli impedirà di trovare, destino peraltro simile a quello povero Walter Faber involontario amante (incestuoso) della figlia.
Il sito personale è quindi anche il tentativo ultimo, disperato e inutile di controllare chi siamo, non manipolando la realtà, ma aggrappandosi alla certezza che il razionale prevalga sul caos.
Apprezzo quindi l’idea del blog, poiché un po’ di casualità qui c’è e poiché ci ricorda che chi si affida totalmente al razionale finisce inevitabilmente per esserne la prima vittima.
postato il 09/06/2006 9.59.58
da Daniele Marchisio
