domenica 25 giugno 2006
THINKER'S CORNER
Lasciate pure in questo spazio, se ne avete voglia, qualsiasi citazione, frammento letterario, pensiero personale, spunto di discussione che desideriate condividere con coloro che arrivano fin qui.
Sarà un piacere per me e per tutti i visitatori poter gustare un angolo di intelligenza, in cui possano trovare spazio, perchè no, anche stralci di scritti personali o, come ha fatto qualcuno, poesie.
Grazie
GP
PS: PER SCRIVERE UN COMMENTO SCENDERE FINO IN FONDO IN QUESTA STESSA PAGINA, E INVIARE DOPO AVER COPIATO IL NUMERO ANTI SPAM.

COMMENTI

E questo è il testo dell'intervista:

2/1/2009 (8:13) - INTERVISTA A GIAMPAOLO PRETTO
"Perché la Rai non usa
la sua orchestra?"

Giampaolo Pretto, 43 anni, primo flauto dal '94 presso l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

ALBERTO MATTIOLI
TORINO

«Ci vorrebbe un Rai Pride». Prego? «Ma sì, uno scatto d’orgoglio. In fin dei conti, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai siamo noi, ma sembra quasi che l’azienda di cui facciamo parte ci ignori. O che non sia affatto fiera di noi». Chi parla è il professor Giampaolo Pretto, strumentista di riconosciuto prestigio, primo flauto dell’Osnr di Torino, l’unica sopravvissuta alla mattanza delle fu orchestre Rai. L’oggetto dell’intervista è abbastanza ovvio: se la Rai deve proprio fare il suo concerto autarchico di Capodanno in concorrenza con Vienna (e proprio non si capisce per quale misteriosa ragione), perché non lo affida alla sua orchestra invece di prenderne una esterna, nel caso quella della Fenice?

Pretto, lei cosa dice?
«Premessa: non è che fare il concerto di Capodanno debba essere il primo obiettivo dell’Osnr. Me lo faccia dire da libero cittadino e da telespettatore, non da dipendente Rai: il concerto di Capodanno si inserisce in una serie di iniziative volutamente nazionalpopolari perché, in tivù, la musica “classica” viene sempre proposta come Evento “una tantum”, mai in maniera continuativa, riconoscibile e quindi educativa. Allora, per carità, ben vengano il concerto di Capodanno suonato da altri e quelli di Natale da Assisi e di Pasqua da Orvieto suonati da noi. Ma dovrebbero essere il cavallo di Troia per far passare la nostra musica al grande pubblico. Invece...»

Invece?
«Invece per i nostri concerti c’è solo la diretta radiofonica del giovedì. Un po’ poco. È chiaro che non pretendiamo di finire in televisione in prima serata. Ma decidere che, poniamo, ogni settimana il venerdì alle 23 la Rai trasmette un concerto della sua orchestra servirebbe a far sapere agli abbonati, che in fin dei conti con il canone ci pagano lo stipendio, che c’è un’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che esistiamo, ci siamo, suoniamo. E invece la situazione è schizofrenica: o il Gran concerto ideato da Raffaella Carrà per i bambini o la musica contemporanea alle due di notte».

E poi, quando c’è il grande evento mediatico, o almeno si tenta di crearlo, come a Capodanno, la Rai chiama un altro complesso.
«Certo, dispiace. E mi dispiace non tanto perché vorrei farlo io, ma perché si capisce che la Rai non è orgogliosa della sua orchestra. Detto questo, sia chiara una cosa».

Quale?
«Non dobbiamo fare guerre fra poveri. Se la musica è importante per questo Paese, e io credo che lo sia e pure molto, è giusto dare voce anche ad altri complessi. Si sa che gli spazi in tivù sono quelli che sono, ma l’Italia è piena di teatri e di orchestre di grande tradizione, giusto che anche loro “passino” in video. Però la Rai dovrebbe dare più visibilità alla nostra orchestra. Perché è anche la sua».

postato il 16/01/2009 8.16.42
da GP

Questo il link dell'intervista rilasciata da GP ad Alberto Mattioli sulla pagina nazionale degli spettacoli de La Stampa del 2 gennaio scorso, in merito al concerto di Capodanno trasmesso dalla Rai:

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200901articoli/39685girata.asp

postato il 16/01/2009 8.10.24
da GP

"... il flauto è vicino alla natura, animato dal soffio, emanazione della profondità dell'essere, veicolo delle parole dell'anima. E' lo strumento musicale per eccellenza.
Dopo la voce umana lo strumento più naturale e probabilmente il più antico."
André Jolivet

postato il 30/12/2008 18.40.10
da stella malamani

La parte più inquietante, per me, è che quelle flautistiche sono, tra le "doti" della Palin, le meno esiziali e nefaste...

Per tirarci un po' su: http://xrl.in/gf2

Comunicazione biecamente personale: ho avuto un periodo tendente all'infernale (in tutti i sensi), ma adesso dovrei liberarmi per quell'intervista... Scrivo o chiamo privatamente, a presto!!!

Luca

postato il 03/10/2008 19.16.04
da Luca Rossetto Casel

Per me suonare è liberare un'energia accumulata in anni di lenta sedimentazione; fatta di osservazione, di artigianato pignolo e forse banale, di pensiero, di maturazione spontanea; anche di noia, di frustrazione, di sfiducia.
Sento di dover preparare per tempo, con calma, senza forzature, un percorso che pian piano accumula materiale.
Arrivo al concerto disponendo di tutto questo materiale.
Lo metto in ordine, lo compatto per bene, lo confeziono come si fa con un pacco regalo.
Poi consegno questo regalo a chi mi sta davanti.
E in questo atto, quello del momento-concerto, l'unica cosa su cui mi concentro è la libertà e naturalezza con cui porgo questo dono.
E' divertimento puro, o non è.
E' la sottile consapevolezza dell'enorme privilegio di poterlo fare.
E' la necessità di provare, almeno provare, a comunicare tanta bellezza; ma nella convinzione totale che chi mi sta davanti possa, almeno possa, esserne reso partecipe, chiunque egli sia.
E' l'incredulità che questa fortuna stia capitando di nuovo, quella sera, in quel momento.

postato il 29/09/2008 11.28.10
da GP

Caro Fabio,
grazie della segnalazione.
Concordo con Capasso.
Parafrasandolo, "se c'è una lezione che ho imparato dopo tanti anni", però, è che dire "Italia" non ha più, ammesso lo avesse prima, nessun senso.

Le realtà di questo lungo e imprevedibile paese sono così diverse, così sfaccettate e così spesso dipendenti dalle più varie -e spesso casuali-influenze esterne, che non esiste una regola su cui si possa generalizzare.

In tutte queste diverse Italie c'è chi emerge rischiando in proprio e ci riesce benissimo, accanto magari a chi ci riesce solo perchè parente di xy, vicino infine a chi non ci prova nemmeno perchè intriso di una sottocultura (e qui ha di nuovo ragione Capasso) confessional-masochista, propugnatrice della vita fatta per soffrire e per il basso profilo, magari intriso di invidia per chi segue la sua strada...

Sottocultura che, dove esiste, alla fine tradisce l'assunto vitale tanto di un certo misticismo che dell'impegno sociale; e che spesso dimentica quanto l'interesse personale (diventare bravi, imparare, perchè no fare anche dei soldi) possa essere coniugato con un interesse comune, elemento obbligato per la formazione di un "ambiente" all'interno del quale il singolo possa godere di ciò che ha raggiunto.

Quanto all'imprevedibilità dell'impatto tecnologico sono di nuovo d'accordo; le possibilità di conoscenza umane rappresentano una forza della natura, e della sostanza stessa del cervello dell'homo sapiens. Controllarle sarebbe come chiedere a una tromba d'aria di fare un po' più piano. Non c'è che normare, a posteriori, e risolvere i problemi della tecnologia...con altra tecnologia.
Tenendo ben presente che potremmo non riuscirci, e che forse ciò cui andiamo incontro è una fine (collettiva, planetaria) che semplicemente non possiamo evitare.

Chi l'ha detto che possiamo risolvere tutto?

postato il 27/08/2008 8.57.39
da GP

Il mondo fa schifo e forse nemmeno l'arte può salvarci.
Ma l'onestà intellettuale può aiutarci a stare a galla.
un carissimo saluto

postato il 09/07/2008 14.02.09
da trainini laura

Cronache georgiane
Tbilisi, 27/6/08

Oggi il mio primo impegno è alle 19, per il concerto dei ragazzi della Scuola Paliashvili. Essendo libero dopo colazione sono andato a fare una passeggiata; probabilmente mi avrebbero dato del matto al sentire che volevo camminare per i 12 km che ci dividono dal centro...
Così sono sgattaiolato fuori, facendomi aprire il cancello dalle guardie, e mi sono liberato momentaneamente da questa specie di dorata prigione in cui mi trovo volontariamente rinchiuso.
Davanti a me un piccolo piazzale spelacchiato e arso, da cui parte una scalinata che scende verso il viale sottostante; scendo questi scalini spettrali, contornati da immondizie di ogni genere e sbiancati da siepi fiorite e polverose. Sulla strada principale e alberata, che verso sinistra mi porta a scendere verso il fiume, e il centro, mi fermo spesso a osservare le case.
E’ davvero uguale a certe parti più sofferenti del meridione italiano, Calabria e Campania in particolare. I marciapiedi sono pieni di buche e di radici sporgenti, ogni tre porte c’è uno sgabuzzo nero che ospita un’ improbabile officina meccanica, agli angoli venditori di frutta appoggiata su cassette accatastate.
Un vecchio rovista per terra per cogliere le albicocche non ancora marce che restano sotto un albero lungo la strada. Le Lada sovietiche si alternano a Suv, cafoni da noi come qui, guidati qui come là da cretini che cianciano al cellulare e senza cintura.
Mi accorgo di avere osato troppo, e non certo per la lunghezza della strada, ma per la mia salute: il pedone semplicemente non deve esistere. Interi, enormi incroci senza alcuna possibilità di attraversamento pedonale, le poche strisce che ci sono sono assoltamente invisibili per gli autisti. Inoltre l’aria è irrespirabile, mi ricorda quella respirata a Tirana o ad Algeri molti anni fa. Tante auto fuori di ogni controllo possibile dei gas di scarico, ma soprattutto una benzina rossissima e una densità di auto spaventosa; dopo mezz’ora mi gira la testa per la quantità enorme di monossido che sto respirando.
Faccio foto: tra le altre, a una scenetta tipica anche in certo nostro sud: due persone che scavano una buca lungo la strada, e tre che che le stanno alacremente a guardare!
Gli unici negozi luminosi e luccicanti, ovvio, sono quelli di telefonini e televisori; anche chi non ha da mangiare a questo non rinuncia.
I visi degli uomini sono corrucciati, accigliati; si guardano intorno con malumore sospettoso, ma per la massima parte tradiscono noia, apatia e indifferenza. Per lo più i signori bighellonano per le strade; stanno fermi agli incroci, non è ben chiaro a far cosa, fumano e si guardano intorno; coloro che hanno una qualche occupazione sembrano leggermente più vitali, mentre le signore sono addolorate.
Sì, questa è l’impressione che danno: hanno un’aria stanca, trascurata, che tradisce un dolore forse lieve ma continuo: il marito beve?, il figlio sparisce?, entrambi, forse, le picchiano; senz’altro le sfruttano. Molte di loro spazzano per strada con enormi scope di saggina, schivate dalle macchine che sfrecciano ad alta velocità a pochi cm da loro. Chissà in quante, ogni anno, muoiono per questo.
Raggiungo, correndo il pericolo continuo di essere investito praticamente ovunque, il fiume Mtkvari; sarebbe molto bello il suo corso che si snoda lungo gran parte della vallatina che forma la città, bislunga e aperta, circondata da colline di morfologia molto varia. Tento di percorrerlo lungo gli argini: impresa che si rivelerà quasi impossibile; il marciapiede spesso sparisce e costringe a passaggi da suicidio in mezzo alla strada; questa è spesso cosparsa di buche, di un asfalto rivoltato come un calzino, ed eccomi di nuovo costretto a camminare tra le auto, che sollevano una polvere che mi riempie i capelli, le narici, i vestiti.
Sul marciapiede vedo un uomo riverso, completamente steso per terra su un fianco: mi spavento e lo vedo respirare, a fatica, davanti all’indifferenza dei passanti, degli automobilisti, di un paio di artigiani del ferro che hanno bottega proprio lì davanti. Io, letteralmente venuto da un altro mondo non so che fare: chiamare? Chi? In che lingua? Lo oltrepasso sentendomi un verme mentre il signore lecca, addormentato, un asfalto intriso di polveri di ogni tipo, aspettando, al suo risveglio, il tempo per riccominciare a bere, suppongo.
Arrivo nel ghetto riservato al turismo cosiddetto occidentale; un paio di comitive con accompagnatore, davanti alla chiesa medievale sul Meteki bridge, sciamano accaldate come in qualsiasi altro luogo da tour operator; qui vedo gli unici giardini leccati e ben tenuti della città, l’hammam, la viuzza pedonale con i baretti-fighetti-wififree. Da perfetto turista accaldato e coglione, essendo ormai l’una e mezza, mi siedo accanto ai miei simili nel mio spazietto rassicurante; mi mangio il mio tofu con verdure regolamentare da occidentale civilizzato con dieta consapevole incorporata, e celebro la mia ricchezza eurocentrica pagando il tutto meno di due euro. Non prima di aver fatto le regolamentari foto ai balconi cadenti delle tipiche case georgiane pronte a crollare e ad essere rivendute a carissimo prezzo a un altro occidentale coglione come me che intuisce il business trendy del quartiere latino dell’immediato avvenire turistico. Il mondo fa schifo.

postato il 07/07/2008 19.10.57
da GP

Il flauto incantato

L'ombra è dolce e il mio maestro riposa,
Sul capo un berretto conico di seta
E il suo lungo naso giallo tra la barba bianca.

Ma io, sono ancora sveglio
E ascolto da lontano
Una canzone di flauto in cui si effondono
A tratti la tristezza e la gioia.

Un motivo a tratti languido o frivolo
Che il mio dolce amore suona,

E nell'accostarmi alla finestra
Mi sembra che ogni nota s'involi
Dal flauto verso la mia guancia
Come un bacio misterioso.

Tristan Klingsor
(lirica musicata da Ravel in "Shéhérazade"


Recentemente ho avuto modo di suonare in orchestra questo capolavoro di Ravel, con la direzione di Pascal Rophè e la voce di Michelle Breedt.
Si tratta di uno degli assoli più straordinari, sensuali ed evocativi che sia possibile eseguire col flauto, dopo il "Prélude" di Debussy.
Che geni sconfinati quei due...Così diversi ma così necessari ed autentici.

postato il 31/05/2008 9.57.49
da GP

"Non è difficile comporre: la difficoltà sta nel lasciar cadere le note inutili sotto il tavolo!"
J.Brahms

postato il 22/05/2008 18.09.47
da stella malamani

Caro Andrea, grazie del tuo intervento.
Intendiamoci, non merito certo un Pulitzer per questo esercizio di stile che mi ha forse più divertito nell'essere esteso che irritato nel saperlo "bocciato"...
Non penso nemmeno che si tratti, come tu sembri prefigurare, di una censura direttamente rivolta a un reinquadramento culturale della massoneria storica come brodo di coltura di geni del passato (che oltretutto non era mia intenzione affrontare in questa sede)...Più probabilmente si tratta solo di una certa limitatetzza di visione e di gusto, che talvolta affligge anche persone e istituzioni peraltro degne di ammirazione su altri fronti.
Certo mi ha molto seccato, anche perchè lo stile e la sostanza mi sono costati non
poche ricerche e limature!
Grazie e un abbraccio
Giampaolo

postato il 26/04/2008 18.58.26
da GP

Caro Giampo, intanto ti comunico che evidentemente io e te per qualche aspetto siamo gemelli separati nella culla in quanto io stesso, circa 8 anni fa , nelle note di sala dell'integrale delle Sonate per violino di Beethoven per il Festival di Stresa avevo assunto lo stile dialogico come espediente per raccontare aneddoti gustosi sulla vita e sullo stile di Beethoven, che altrimenti non avrebbero assunto il piglio desiderato.
Per il resto devo forse temere di avere nella mia biblioteca "Mozart massone e rivoluzionario" di Lidia Bramani? Devo forse evitare di addentrarmi nella simbologia massonica del trio dei birilli (ho degli atti di un convegno a riguardo) per prepararmi a dirigere la k 201? Insomma: basta Flauto Magico? A chi dà fastidio quello che hai scritto per amore delle radici di ogni evento culturale? Pur non conoscendo i dettagli della questione sono allibito. Chi , magari affiliato ed ex piduista, ne combina sicuramente di molto molto peggio la fa sempre franca,. non faccio, ovviamente, nomi...Un abbraccione. Andrea

postato il 18/04/2008 19.55.13
da Dindo Andrea

Contro la censura, una delle più crudeli forme di violenza, solidarietà al Maestro. ms

"Il suono, pur rimanendo solo allusivo e ancora inautentico, non si riduce ad un segno e il suo linguaggio enigmatico non vuole nasconderci nulla che sia già risolto sul piano ultraterreno.
Ma giunge un tempo in cui il suono si esprime e parla, in cui i nuovi musicisti precederanno i nuovi profeti: è alla musica che vogliamo destinare il primato di una realtà altrimenti indicibile.
La musica ci conduce nella calda e profonda Camera gotica dell'intimo che risplende solo in mezzo all'oscura tenebra, l'unica da cui può ancora giungere la luce che deve distruggere e disperdere il disordine, la potenza infeconda del mezzo esistente"
Ernst Bloch, "Lo spirito dell'utopia"


postato il 31/03/2008 15.36.15
da stella malamani

Ecco il testo dell'articolo da me redatto, censurato da Lingotto Musica.
Il programma del concerto presentato era: Mozart Gran Partita, Salieri "Armonia per un Tempio della Notte".

Vienna, maggio 1795, Kaffee am Graben.
Sistema Musica: “Ci troviamo in questo elegante Caffè nel cuore di Vienna per incontrare il celeberrimo Antonio Salieri. Il Maestro ha accettato di scambiare due parole con noi sull’ esecuzione, ormai imminente, del suo nuovo misterioso brano, “Armonia per un Tempio della Notte”. Eccellenza, qualche indiscrezione?”
Antonio Salieri: “E’ la munificenza del barone Von Braun che mi ha indotto a comporre il brano, d’assai breve durata peraltro, per una Harmonie, un gruppo di fiati. L’esecuzione avrà luogo, per gli auspici del barone, nel padiglione della sua residenza a Schonau, che porta giustappunto il nome di “Tempio della Notte”.
SM: Potete descrivercelo?
AS: Trattasi di una bagattella, orsù, non mette conto parlarne assai…Vi è una linea ben cantabile del clarinetto, e…
SM: L’organico è forse simile a quello utilizzato, 11 anni or sono, da Herr Mozart per la sua Gran Partita?
AS: Mozart? Ehm, no…in realtà, di fatto.. insomma, ho ritenuto di snellire, per dir così, l’organico del lavoro che voi citate; laddove quello prevede 13 istromenti, il mio contentasi di otto.
SM: Che strumenti mancano?
AS: Vi saranno sol due corni anziché 4; né ho veduto ragion di mantenere i due corni di bassetto o il contrabasso - sapete, un solo arco con tutti quei fiati non pareami cosa. Ah, come rammento l’ esecuzione della Gran Serenata in Sib che voi citate, quella sera dell’84, al Burgtheater! Per il clarinettista Stadler fu organizzato il tutto, sapete, era così amico di Mozart - sebben le malelingue dicano che alla dipartita di Wolfgang ancora doveagli 500 fiorini - ma...lasciam correre; quella serata, dicevo, fu memorabile! E quell'impareggiabile, impercettibile passaggio di tema dall'oboe al clarinetto nell’Adagio! La voce di Dio, mi dissi…
SM: Maestro, torniamo però alla vostra composizione: descrivevate…
AS: …una bella parte di clarinetto cui rispondon due corni che salgon nell’acuto, sopra ad un ostinato dei fagotti. Già. Ma non capite che trattener l’ interesse musicale per poco men d’un’ora con dei fiati è una vera rivoluzione?
SM: Ma non era una bagattella?
AS: Ma no!, parlo del brano di Mozart! Per l’Andante con Variazioni adattò alla bisogna un vecchio tema del quartetto in do per flauto, quel filibustiere! Strumento che, peraltro, gli cagionava non poca noja, ma con che arte adattò il tema alla bisogna, con che colori!
SM: Suvvia, eccellenza, il “tema” che ci sta a cuore è un altro, quello dell’intervista! La vostra “Armonia”, rammentate? –Cameriere! Altri Capezzoli di Venere per il Maestro!- Piuttosto, inter nos, corre voce che il “Tempio della notte” si collochi nella nutrita schiera della musica scritta ad uso dei riti massonici; riti che avrebbero luogo proprio nel “Tempio” in questione, ricco di fregi e simboli esoterici.
AS : Zut! Abbassate la voce, volete rovinarmi? Non sapete che, question di ore, Sua Maestà proibirà severamente tutte le logge? Financo quella del povero Amadè, la Speranza Incoronata, che stava ormai divenendo un faro per gli spiriti illuminati di tutta Europa!
SM: Ma se persino la tonalità del vostro brano, Mib maggiore, è riconosciuta da tutti come la tonalità massonica per eccellenza, con quei tre bemolli disposti a triangolo!
AS: Insomma, tacete, vi dico! Trattasi solo d’uno svolazzo musicale atto ad echeggiare le sinuose statue che agghindano il padiglione di Von Braun!
SM: Orsù, Antonio, non siate così modesto! Chi ha assistito alle prove parla di un secondo tema originalissimo che parte da una grande cadenza, di arditi unisoni ascendenti, di carattere di soave gravità nella modulazione a sol minore…
AS: Sì, sì; ma degli oboi non mi contento! Rimangon quasi sempre in disparte, a tener bordone a lor maestà i clarinetti; mentre, che grazia, che arditezza, la parte dell’oboe solista…
SM: …nella Gran Partita! Maestro, la vostra è proprio un’ossessione! Ma che fate, ora, singhiozzate?!
AS: Sì, la nostalgia, i ricordi...Sapeste come mi manca, il mio amico Amadè: tra poco fan quattr’anni che ci ha lasciato...sob.- Cameriere! Un’altra fetta di Sacher, bitte!-






postato il 29/03/2008 9.37.02
da GP

"Nella Sagra non sono stato guidato da sistemi di sorta. Quando penso agli altri compositori del tempo che mi interessano, Schoenberg Berg e Webern, la loro musica mi sembra molto più teorica. Ed è sorretta da una grande tradizione. Nel comporre la Sagra avevo solo l'aiuto del mio orecchio. Udivo e scrivevo ciò che udivo".

Non è incredibile? Grazie ms del contributo su Igor, l'ENORME!

postato il 08/03/2008 9.58.01
da GP

"Dodici note in ogni ottava e la varietà del ritmo mi offrono delle opportunità che tutto il genio umano non esaurirà mai."
Igor Stravinskij

postato il 29/02/2008 16.04.35
da ms

"Spesso la comparsa della mediocrità è utile nella vita: allenta le corde intonate troppo in alto, modera i sentimenti pieni di presunzione o abnegazione ricordando quanto essi le siano affini. Con l'arrivo di S. tutto diventò come più ottuso e più semplice. Tutti anzi mangiarono più del solito a cena e andarono a dormire una mezz'ora prima".
I. S. Turgenev, "Padri e Figli".

postato il 20/02/2008 21.50.12
da GP

Se vogliamo che in migliaia ci ascoltino negli enormi spazi delle nostre sale da concerto e teatri d'opera, semplicemente dobbiamo fare un sacco di rumore!
Gustav Mahler

postato il 25/12/2007 21.59.52
da GP

Ciao Giampaolo.

Ho scoperto il tuo blog inserendo tre parole a caso in un motore di ricerca. Le tre parole, se te lo chiedessi, erano: Blog – Eterna – Innocenza.
Confesso subito che non ti conosco, ma ho sempre amato il suono del flauto e ti scrivo in ascolto della composizione di Mozart – Andante in fa maggiore K606 – che hai inserito sul tuo sito, dopo ascolterò anche le altre.
Ho pensato di accettare il tuo invito e di lasciare un messaggio sul blog, lo stesso messaggio, forse di commiato, che ho lasciato su un forum che frequento sporadicamente.
Non sono pratico di blog e non so se esiste un filtraggio per i messaggi, immagino di si, ma nel caso così non fosse, mi firmerò solo col nome autentico (il vero cognome lo troverai nella email), scusa lo scrupolo, ma seppur improbabile che ciò accada, preferisco evitare di essere riconosciuto, magari da chi per caso, scoprisse il tuo bel sito come ho fatto io.

Questo è il messaggio.

Forse se scrutassimo più profondamente in noi stessi, riusciremmo anche a comprenderci l’un l’altro.
Siamo fatti tutti di carne, ossa, sangue e qualche elemento a noi sconosciuto. Vagabondiamo all’infinito nel cosmo, in cerca di uno scopo. Viviamo tutti un’unica realtà, ma forse non la sola.
Che cosa ci separa se non l’ignoranza?
Una lingua l’abbiamo, un cervello anche, eppure l’incomunicabilità permane.
Che cosa ci rende tutti così irrimediabilmente soli? Che cosa ci ingabbia e ci impedisce di elevarci oltre i nostri limiti?
Forse recitiamo, inconsapevoli, nel gioco e per il piacere di chi non conosciamo.

Giovanni

postato il 16/12/2007 8.20.19
da Spada Giovanni

Grazie Fabio,
me l'ero persa!
Fortunatamente ogni tanto allora qualcuno ci difende!
La cosa incredibile è che il primo media che ci ignora quasi completamente, in genere, è proprio la Rai stessa, che ha un'Orchestra ma di fatto non lo sa e non lo fa sapere!
Quanto spreco di pubblico denaro e di risorse...

postato il 14/03/2007 9.21.20
da GP

“Per quanto oggigiorno questi concetti possano sembrarci difficili da capire, occorre ricordarsi della posizione centrale che, per gli umani dell’era materialista (vale a dire durante i secoli intercorsi tra la scomparsa del Cristianesimo medievale e il 2029), occupavano i concetti di libertà individuale, dignità umana e progresso. Il carattere vago e arbitrario di tali concetti era ovviamente destinato a impedir loro di avere la pur minima efficacia sociale reale, tant’è che la storia umana dal XV al XX secolo della nostra era si può caratterizzare essenzialmente come quella di una dissoluzione e di una disgregazione progressive.”

Michel Houellebecq, Le particelle elementari

postato il 14/03/2007 9.18.02
da GP

Trovo questo commento di Severgnini alla vicenda Lario-Berlusconi di una verità sconvolgente, più che altro per il ritratto caratteriale perfetto che fornisce di noi italiani, in due parole:

"Marito devoto e seduttore, paladino della Chiesa e divorziato, appassionato di soubrette e di De Gasperi, multimiliardario e popolare, socialista e uomo di destra, leader democratico e padre-padrone della coalizione, oligopolista TV e fautore della concorrenza: l'uomo è un ossimoro ambulante, ma la cosa non gli ha impedito di far carriera. Perché? Semplice: perché incarna il sogno italiano di essere tutto, accontentare tutti (e accontentarsi in tutto), senza rinunciare a niente. Prima o poi arriva una Veronica, però, e ha il coraggio dirci la verità."

Beppe Severgnini, dal Corriere di oggi

postato il 31/01/2007 21.17.39
da GP

"Perchè era triste? Perchè il mondo si rivela molto deludente, appena ci si rende conto di quanto sia sottile la sua trama, di che rozzo tessuto sia l'illusione, e quanto raffazzonate le sue cuciture. Perchè solo i segreti e l'oblio rendono la vita sopportabile: Perchè non si può sopravvivere senza il sonno che strappa dalla realtà. Non riuscire a far finta di niente è tristezza. Lo stato di veglia è tristezza. Conoscere è disperazione. Perchè? Perchè il tempo scorre sempre via".
Daniel Kehlmann, La misura del mondo

postato il 25/01/2007 8.44.54
da GP

Michele Serra è un grande, come sempre.
Dal calendario di Repubblica:

AGOSTO

"Agosto. La folla adorante
davanti alle barche va a frotte
lumando il terzino prestante
che bacia la nuova cocotte.
Burini dal reddito scarso
in piedi sul molo riarso
invidiano fino al dolore
burini dal reddito alto.
Veline si danno lo smalto
sui piedi. Di quale colore?
E' il grande quesito d'estate
su tutte le grandi testate.
E' la soluzione finale
per ogni tensione sociale:
nei vicoli di Porto Cervo
si allena lo sguardo del servo."

postato il 07/01/2007 23.30.00
da GP

Quando hai diciassette anni pensi che il mondo sia fatto della stessa sostanza delle tue teorie, e ti sembra di poterlo afferrare e modificare a tuo gusto. Ma tutti prima o poi si trovano a dover ammettere la dura realtà, che le cose non stanno così, e che il mondo è una minestra e il pensiero in genere una forchetta: difficile che porti a un buon pasto.
Harry Mulisch

postato il 11/12/2006 8.18.19
da GP

Giampaolo, ho gradito molto il tuo apprezzamento, se mi sono permesso di inserire in questo blog le mie poesie, é perché non ho alcun dubbio sulla generosità di chi, come te, comunica con la musica. Grazie, Maestro.

postato il 19/11/2006 22.38.26
da Stefano Conti

CIELI LONTANI

Quando il cielo illimpidito
sfiora il mio corpo bianco,
il cristallo dei miei occhi
si scioglie in barlumi
di commozione.
Silenzi superflui mi
allontanano
per mai più
tornare.








AMSTERDAM

Tra insegne multicolori
l'ammiccamento delle vetrine,
della mia solitudine
umiliazione,
tra gente variopinta,
un flauto nello zaino,
vagando,
una ragazza mi sorride
dando luce al mio sguardo,
svanendo, di lì a poco.
Ora solo la sua assenza mi dá
una misura della sua importanza.








PALERMO

I tuoi capelli
erano l'oro
di stucchi antichi.
Palermo, fiera
del suo barocco
fu lo scirocco
del tuo respiro,
della tua bocca
ne fu il corallo
e del tuo corpo,
forte di bronzo,
la madre splendida.
Da luce modellato,
di madreperla gli occhi,
con i miei s'incontrarono.

Non so se saranno ben accette ma il flauto e la poesia sono due miei amori.
Grazie, Stefano



postato il 01/11/2006 22.27.43
da Stefano Conti

Caro Giampo, da sconosciuto e futuribile personaggio ti giro questa riflessione di Sandro Gindro da "L'oro della psicanalisi" libro che mi ha regalato un amico che in realtà fa lo psicanalista a Roma con grande impegno sociale ma dedica molto tempo alla realizzazione di eventi artistici con il chiaro scopo di inseguire sempre in ogni momento la gioia di vivere (solo i folli e gli stupidi possono essere sempre felici) anche attraverso la ricerca di rituali (cos'altro è se non un rituale fare musica per sè e per gli altri?). "Ci vuole molto coraggio per tentare di cercare la musica nasconta nell'inconscio di ciascuno perchè bisogna saper rinunciare a stupidità e viltà , i veri mali di ogni tempo.Come si lotta contro l'inquinamento così si deve lottare contro l'inquinamento dell'animo umano. Il celebre fugato che abbraccia l'ultimo tempo della Jupiter di Mozart è il piu' bel segno di salute dell'animo umano, se Mozart è riuscito ad esprimere una musica simile dobbiamo fare ogni sforzo perchè la possiamo ritrovare anche in noi"

postato il 30/08/2006 10.19.47
da Dindo Andrea

La poesia di Eichendorff è stata musicata da Robert Schumann, come op.39 numero 5! Girando per internet se ne può trovare sicuramente una registrazione.

postato il 12/08/2006 11.12.41
da GP

le ho inviato come mi ha chiesto una e-mail, spero sia arrivata senza problemi.
Saluti

postato il 11/07/2006 20.29.57
da Tommaso Benciolini

Per attraversare con te il deserto del mondo
Per affrontare insieme il terrore della morte
Per vedere la verità per perdere la paura
Accanto ai tuoi passi ho camminato

Per te ho lasciato il mio regno il mio segreto
La mia rapida notte il mio silenzio
La mia perla rotonda e il suo oriente
Il mio specchio la mia vita la mia immagine
E i giardini del paradiso ho abbandonato

Fuori alla luce senza veli dell'ostico giorno
Senza gli specchi ho visto che ero nuda
E che la landa si chiamava tempo

Per questo coi tuoi gesti mi hai vestita
E a vivere ho imparato in pieno vento.


Sophia de Mello Breyner Andresen (trad. da portoghese)

postato il 08/07/2006 22.16.23
da sofia ms.

Grazie Tommaso.
La ricerca di un insegnante è molto importante, e richiede delle idee ben chiare in partenza. Sarò lieto di aiutarti a trovare qualcuno, se ne sarò capace. Scrivimi pure come un mail dalla rubrica "contatti".
A presto

postato il 05/07/2006 14.39.10
da GP

passavo di qui..ma non per caso.
sono un ragazzo e studio flauto al conservatorio di Verona.. La conosco molto bene, e la stimo uno tra i migliori flautisti.. volevo un consiglio: cerco un valido insegnante che mi segua al di fuori del conservatorio, spero che lei possa darmi qualche dritta.
concludo con una citazione (non centra niente ma qui sopra ne ho viste tante)
"un bacio è come la musica, l'unico linguaggio universale.."
Grazie per lo spazio concesso

postato il 29/06/2006 23.58.17
da Tommaso Benciolini

"l'arte va creata per sfidare e ammaliare le menti migliori e le sensibilità più profonde, non certo per soddisfare le anime semplici che implorano qualcosa da poter definire bello, perchè non hanno la più pallida idea del tormento che si nasconde nel cuore della bellezza."

j.d. landis

..elisa

postato il 29/06/2006 11.17.40
da elisa

Grazie Anna. Splendida. Ahimè la rtaduzione era necessaria, tranne che per la mia amica Jutta. Quanto alla musica, niente come un Lied di Schubert. Ti dirò presto quale!
Bacio
GP

postato il 28/06/2006 0.01.41
da GP

Un piccolo gioiello di eichendorffiano romanticismo che allevii le tue lievi orecchie dal "forzato chiacchiericcio savoiardo" - e traduzione annessa, magari superflua, chissà...

Mondnacht

Es war, als hätt der Himmel
Die Erde still geküßt,
Daß sie im Blütenschimmer
Von ihm nun träumen müßt.

Die Luft ging durch die Felder,
Die Ähren wogten sacht,
Es rauschten leis die Wälder,
So sternklar war die Nacht.

Und meine Seele spannte
Weit ihre Flügel aus,
Flog durch die stillen Lande,
Als flöge sie nach Haus.

Notte di luna

Era come se il cielo avesse
baciato in silenzio la terra,
ed essa nello splendore dei fiori
dovesse sognare lui solo.

L'aria spirava pe i campi,
le spighe ondeggiavano lievi,
stormivano piano i boschi,
così chiara di stelle era la notte.

E la mia anima spiegò
ampie le ali,
volò per le lande silenzose
come se volasse verso casa.

Ho sempre immaginato una musica che potesse accompagnare tanta emozione... per portarci via tutti, non solo dai Savoia e dalle Gregoraci...

Un bacio, Anna

postato il 27/06/2006 14.14.47
da Marchisio Anna

«Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo 'universo', una parte limitata nel tempo e nello spazio.
Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all'affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza»
Albert Einstein

postato il 26/06/2006 18.04.30
da Felix

"Robert Schumann si rese conto che essere un artista significava
> questo: rimanere intero anche se ci si offre agli altri. Che
> meraviglioso modo di vivere. Nessun altro dà all'umanità
quello che dà
> un artista, non imperatori, non preti, non generali, non medici,
non
> cortigiani, non spazzini, non veggenti. L'artista, che crea la

> bellezza
> dalla materia grezza di se stesso, è il solo possibile salvatore.
> L'umanità, senza i suoi politici e i suoi poliziotti, alla
peggio è
> un'umanità disorganizzata; ma l'umanità senza i suoi
artisti è
> un'umanità cancellata."
>
> J. D. Landis
>

postato il 25/06/2006 18.41.08
da romeo elisa

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