GP's Blog
La nouvelle vague dei tempi febbricitanti.
Pura moda. Quella, a mio parere, di eseguire i barocchi e i classici a tempo di cardiopalma. Per conferire allure, o semplicemente per occultare con un significato posticcio prove e concertazioni »» |
 |
|
| BLOG |
|
ven 03 febbraio 2012
La nouvelle vague dei tempi febbricitanti.
Pura moda. Quella, a mio parere, di eseguire i barocchi e i classici a tempo di cardiopalma. Per conferire allure, o semplicemente per occultare con un significato posticcio prove e concertazioni sempre più affrettate e superficiali, pur se "between stars".
I lunghi prevedibili flussi della "maniera", da qualche tempo, si sono fissati, dittatorialmente, su tempi che eufemisticamente potremmo definire "vivaci".
Guardo a queste cose con lo stesso mood di quando vedo delle foto dei primi anni '80 e portavamo il capello lungo dietro e corto davanti: un misto di tenerezza e di fastidio. Il fastidio aumenta a dismisura specie quando ciò accade nell'arco formale dei primi movimenti di Concerto o Sinfonia, di cui si finisce per perdere senso della struttura, il naturale avvicendamento delle parti nella forma.
Tra 15 anni la moda sarà tutt'altra (forse opposta?), o ci saranno mode incrociate.
Per quanto mi riguarda personalmente, non butto via nemmeno un euro per passare un'ora con l'ansia di perdere il treno; ma, quel che è peggio, perdendomi tutta la musica. Mi sembra una specie di provincialismo al contrario, in cui per essere up-to-date è necessario mettere in secondo piano la fruibilità della musica, ma soprattutto quel poveraccio che l'ha scritta, cui va tutta la mia simpatia.
"Ma non lo sai che a Berlino, New York, Londra, si suona così"?
E passi per un provinciale con gli anelli al naso.
No, è che a me la musica piace ancor più di quanto a loro piacciano queste marchette di lusso.
Ultima considerazione, da collega: spesso a guardare le loro espressioni non mi sembra che si divertano un granchè. GP
gio 26 gennaio 2012
A proposito della legge 100, art. 3 comma 2: ovvero come impedire agli artisti l'attività artistica.
Dopo che faticosamente in 20 anni le orchestre degli Enti Lirici sono tornate a risalire la china della qualità, anche grazie al fatto che molti, moltissimi dei suoi orchestrali fortunatamente portano nelle file il valore aggiunto di molti altri aspetti della loro professione, (e la ricchezza di tutte quelle esperienze che per forza di cose si possono maturare solo fuori della buca); dopo questo processo insomma che ha richiesto anni e anni di selezioni e originato un indubbio incremento della qualità, ora un musicista deve ammanettarsi al posto di lavoro principale perfino in tutti quei momenti in cui avrebbe bisogno, e non solo interesse economico, di sostenere la sua sudata e meritata attività cameristica e solistica.
Mi chiedo quale sia il "maggior costo" per l'Ente quando i permessi artistici sono per la massima parte non retribuiti, e svolti in regime di pausa o di esonero presenza dal lavoro principale.
Se non dessero più permessi per fare le famose "marchette", ovvero partecipazioni di livello discutibile capirei, anzi, appoggerei al massimo l'iniziativa: perchè sarebbe nella direzione della qualità e dignità professionale. Che i permessi non siano tutti uguali e debbano essere vagliati in qualità e quantità mi trova concorde.
Ma siamo all'assurdo che un Ente di livello internazionale come Santa Cecilia, tanto per fare un esempio, che ha proceduto dieci anni fa a stanare alcuni tra i più grandi strumentisti italiani che suonavano in altre orchestre italiane ed europee (Carbonare, Conti, Allegrini e molti altri) proprio in quanto indiscutibili professionisti in carriera, qualche anno dopo sarebbe costretto da questa legge a negar loro l' esercizio di ciò per cui li ha assunti!
Insomma in Italia anzichè fare gli "head hunter" ci trasformiamo in "head cutter"!
Mi sento profondamente offeso come musisicsta di risiedere in un paese (in questo caso la minuscola è d'obbligo) in cui ogniqualvolta il legislatore si ricorda della nostra categoria è per emanare norme che hanno conseguenze nefaste sulla logica e sulla qualità.
Ero bambino quando hanno vietato ai professionisti di insegnare in conservatorio: morale, come sappiamo, i conservatori pieni di gente che insegna qualcosa che non ha mai esercitato, impedendo in molti casi e per moti strumenti la formazione di generazioni agguerrite almeno sul piano dellle dotazioni basilari. Tanto poi si andava tutti a fare i corsi privati per imparare l'ABC.
Ero già più che trentenne quando hanno deciso che gli stessi docenti erano "todos caballeros", e adatti a formare non più solo la base, ma di sfornare addirittura laureati di secondo livello, grazie a quella bizzarra (!) riforma che ben conosciamo.
Ed ora questa genialata di impedire al chirurgo di entrare in sala operatoria se non per una sola tipologia di operazione: che va comunque salvaguardata al massimo grazie a una sempre maggiore richiesta di qualità sacrosanta. Ma che non potrà mai essere la sola a tenere occupate le mani del chirurgo, pena lo svilimento della sua figura professionale, e l'ottusa serializzazione imposta al suo intervento.
Purtroppo ho 46 anni ed è troppo tardi, ma almeno per i giovani, come non pregarli di emigrare al più presto e di non tornare mai più???
GP
gio 19 gennaio 2012
"Quando hai lasciato agli altri i destini del mondo, a te resta tutto il bello della vita" Carlo Fruttero
lun 19 dicembre 2011
"Con Nei Volti Virgilio Sieni torna, a dieci anni di distanza da Solo Goldberg Improvisation, a calcare la scena solo, o sarebbe meglio dire con la sola compagnia del flautista Giampaolo Pretto e dei nove volti di cui ha memoria. Le musiche di Bach, Sciarrino e Telemann, eseguite magistralmente da Pretto, rievocano nell’ampio palcoscenico ferrarese - interamente dominato da un fondale nero in cui appaiono solo quattro macchie di colore (giallo, blu, verde e rosso) – nove figure accomunate dal fatto di “che hanno resistito a qualcosa”. Non volti noti e personalità famose ma uomini e donne che potremo definire “comuni”, conosciuti personalmente dal coreografo e che si materializzano proprio per mezzo della sua danza. Sono il padre, la madre, lo zio, un’anziana, gente incontrata in progetti formativi e persino un’enigmatica figlia. Le quattro macchie di colore sul fondale nero rappresentano altrettante tracce, lasciate dalla madre (giallo), dal padre (rosso), dall’anziana signora (blu) e da un maestro elementare (verde). Restituendo ad esse il ‘disegno di contorno’ con lo scotch, il coreografo in maniera naïf rievoca tali figure prima di accingersi ai rispettivi soli. Per gli altri volti la rievocazione avviene grazie a oggetti scenici portati all’interno dell’aire de jeu dallo stesso coreografo, spesso aiutato dal flautista, con la stessa disinvoltura di chi sa il lavoro di scavo mnemonico prevede delle pause. Ecco allora vedersi in scena delle pietre, a richiamare lo spaccapietre cileno Gaston Salvador Valenzuela, e un tavolo pieno di statuette giocattolo di varie dimensioni, per la misteriosa figlia. Il dialogo tra Sieni e Pretto, emblema, forse, del dialogo millenario tra danza e musica, non prevede di certo una posizione statica per il flautista. Chiamato in causa, Pretto intesse con il coreografo giochi di corrispondenze e contrasti, inducendolo a ‘esprimere’ le ‘impressioni’ lasciate da questi volti per noi oscuri e misteriosi." Carmelo Antonio Zapparrata, "Arte e Arti magazine" 17-12-2011
sab 26 novembre 2011
"Il Significato lo scopre solo chi voglia trovarlo. Sonno e Veglia fluiscono l'un dentro l'altra, così come il Vero e il Falso. In nulla c'è certezza. Nulla sappiamo degli altri nè di noi stessi. Stiamo sempre recitando, e saggio più di tutti è colui che lo capisce! A. Schnitzler, Paracelsus
mar 22 novembre 2011
Caro Giampaolo e cari tutti,
in effetti il video dell'ur-flauto (be', 'ur' a tutt'oggi) lascia perplesso anche me. Perché, pure ammettendo che sia proprio quello lo strumento suonato, molto - tutto? - dipende da chi suona. Tanto più che, poi, non sappiamo assolutamente nulla su come venisse usato il tubo primordiale, se serivsse a qualcosa, e a che...
L'esecutore del video suona grosso modo quello che ci aspetteremmo di sentire, forti di una quantità di ascolti pregressi, sedimenti culturali vari e tutti i "rimasugli" che ci portiamo nelle orecchie e nel cervello, da Jolivet al cinema hollywoodiano.
Per me, non è poi un problema tanto diverso da quelli sollevati dal problematico (per me...) rapporto con la musica dei secoli passati; è solo complicato, ma neanche più di tanto, dall'assenza di testi (da suonare) e contesti coevi. Che poi non è affatto detto debbano semplificare le cose... Anzi.
Insomma: secondo me, lo strumento di per sé dice poco, trattati e documenti vari presentano spesso problemi d'interpretazione significativi (oltre a non concordare tra loro su vari punti). Soprattutto, orecchie, teste, sensibilità "originali" non sono ricreabili: bisognerebbe prima eliminare tutti quei "residui" culturali stratificati.
Per questi motivi, apprezzo chi - come Giamapolo - si accosta al repertorio antico cercando non un'impossibile ricostruzione, ma un'interpretazione. Con uno studio dei trattati e delle prassi che non è fine a se stesso, ma mirato a cogliere lo spirito di un'epoca e riproporlo attraverso i mezzi di oggi alla _nostra_ sensibilità. Anch'io ci provo, nel mio piccolo: non so se la "mia" Partita piacerebbe a Buffardin, ma cerco e spero di riuscire a farle dire qualcosa agli ascoltatori di oggi...
Luca Luca Rossetto Casel
lun 21 novembre 2011
Il flauto più antico mai ritrovato: 35.000 anni http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/lo-strumento-musicale-piu-antico-del-mondo/80463?video (francamente però non credo molto che il suono che si sente in questa registrazione sia ottenuto da questo strumento...)
gio 06 ottobre 2011
"Computer is a bycicle for one's mind". Steve Jobs, 1955-2011. Thank you so much for letting me ride that bycicle, mr. Jobs.
GP
dom 02 ottobre 2011
"Devo smettere di bere: finisco sempre per dire cose troppo intelligenti." Fred Astaire, in "On the Beach" di S. Kramer, 1959
mer 21 settembre 2011
"I simply do not want to breath the air, which is filled by sensationalism and distorted values. Lets’ admit – all of us have something to do with the poisonous development of our music world, in which “stars” count more than creativity, ratings more than genuine talent, numbers more than…. sounds." Gidon Kremer, nella lettera di dimissioni dal Festival di Verbier
|
| |
| ARCHIVIO BLOG |
Flute corner - leggi »»
Thinker's corner - leggi »»
Addio Roberto - leggi »»
Nuovo sito - leggi »»
|
| |
|
 |
|